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Uno sguardo disincantato su Cuba, la sua gente e le favole consolatorie che ci raccontiamo in Occidente.

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mercoledì, maggio 28, 2003
 
kubakuba

Ballata triste dell'Avana.

Altro che salsa, sole e sesso: di giorno l'Avana è una città intrisa di tristezza. Sono tristi le strade dell'Avana Vieja, graveolenti di odori. Sono tristi le case con le loro facciate nobili che si sbriciolano, le scale con le balaustre di marmo tutte rotte, gli intrichi di fili elettrici che penzolano e i barbacoa, le conigliere soppalcate di venti metri quadri ricavati dagli spaziosi vecchi appartamenti in cui si vive in tre, quattro, cinque. E dieci famiglie dividono un cesso.

Sono tristi le facce delle jineteras nei bar, e ancora più tristi quelle dei ragazzi che le tengono malinconicamente mano nella mano: dopo il sesso non c'è gran che da dirsi - specialmente se il chico non parla spagnolo. Sono tristi le farmacie in cui manca di tutto, soprattutto anestetici e antidolorifici. Se vi viene una colica, niente Voltaren. Tutto quello che il vostro medico può fare - e i medici cubani sono bravissimi - è un'applicazione di agopuntura o un rimedio omeopatico.

Sono tristi le bodegas in pesos, vuote di ogni ben di dio, dove i cubani che non hanno accesso al dollaro - spesso professori, medici, funzionari di stato - fanno la fila guardando accigliati le poche carote spelacchiate e i carichi che arrivano con l'inefficienza delle economie centralizzate e poco elastiche: questa settimana solo arance e cappelli di paglia, la prossima solo banane verdi e cipolle.

I limoni mai. Non ci sono limoni per i cubani che pagano in pesos, quelli vanno tutti nei daiquirì dei turisti e nei supermercati dove si paga in fula, in dollari USA.

Ma i cubani non si abbattono facilmente, sanno prenderla in ridere, e la tristezza svanisce, si sublima tra due battute e una risata nell'eterno buscar e resolver, la caccia a un dollaro per svoltare la giornata, la caccia a una passera per svoltare la serata. Passa una mulatta sensuale, cammina a passo di danza muovendo mollemente due chiappe altissime, dure ed elastiche come uova sode. Qualcuno le lancia un piropo, un complimento un po' osé, lei fa finta di niente e tira avanti sorridendo. Gli occhi dei maschi la seguono carichi di sperma, le lingue passano sulle labbra piene di desiderio. Stanotte, quando il caldo appiccicaticcio avrà lasciato il posto alla brezza che dal mare soffia sul Malecón, sarà il solito groviglio di lussuria, di corpi e di gemiti che, in quattro secoli, ha creato questa razza meticcia e straordinaria.

di zonker [Enzo G. Baldoni] | 11:12 | commenti (5)