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Uno sguardo disincantato su Cuba, la sua gente e le favole consolatorie che ci raccontiamo in Occidente.

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mercoledì, giugno 04, 2003
 
kubakuba

La primavera infranta.

Se ne stanno tutti zitti e abbottonati, i cubani: sul Paseo de Martì, alla gelateria Coppelia, al caffè dell'unione Scrittori al Vedado, nelle piazzette dell'Avana vecchia. Dopo le fucilazioni dei tre disperati che avevano cercato di dirottare il traghetto della baia è impossibile parlare con qualcuno, a Cuba. Tutti zitti, tutti spaventati e rintanati i dissidenti ancora fuor di galera. Muti gli scrittori e i giornalisti. Doppiamente prudenti alla nunziatura apostolica, che rifiuta qualsiasi dichiarazione.

E' comprensibile. In un mese - aprile, il più crudele dei mesi - il governo di Fidel Castro ha spezzato le ali a quella che sembrava essere la primavera di Cuba: il cambio, l'apertura, più spazio alle voci critiche, maggior facilità di espatriare, i primi scambi con gli USA, addirittura i primi segni, se non di un secondo partito, almeno di un movimento d'opinione non allineato al regime. Poi, brutale, il pugno d'acciaio. Che in russo, come ben si sa, si traduce Stalin.

La prima mossa per schiacchiare l'opposizione sono stati gli arresti e i processi: 78 intellettuali, giornalisti e attivisti dei diritti umani che, dopo giudizi a cui non sono stati ammessi diplomatici e giornalisti stranieri, dovranno scontare anche 20 anni per diritti di opinione: complessivamente 1454 anni di galera.

Tra loro il poeta Raúl Rivero, l'economista Martha Beatriz Roque, l'intellettuale Hector Palacios, il premio Sakharov per i diritti umani Osvaldo Payà. Otto tra i dissidenti erano in realtà informatori infiltrati dal Ministero degli Interni cubano, e adesso tutti sospettano di tutti.

Secondo Elizardo Sanchez, uno dei leader dei dissidenti,"Questa forma di repressione è la peggiore che si ricordi nella storia di Cuba, senza escludere l'era coloniale. Mai prima d'ora tanta gente è stata così severamente punita per dei crimini di pensiero. Sono veramente prigionieri di coscienza".

Dirotta il vaporetto!

Poi, il botto: undici disgraziati con una pistola cercano di dirottare il traghettino che attraversa la baia dell'Avana dalla città vecchia a Regla, una roba tipo il vaporetto per Torcello, assolutamente inadatto ad attraversare lo stretto di Florida. Non c'è neanche abbastanza carburante, e infatti il traghetto comincia a sputazzare e si ferma ben prima di raggiungere le dodici miglia. I guardacoste lo raggiungono, lo fermano, arrestano gli undici. Un atto così disperato e male organizzato che al massimo avrebbero dovuto prenderli a pernacchie. E invece, nonostante i turisti stranieri siano concordi nell'affermare che i pirati sono stati correttissimi e che non c'è stata nessuna violenza, tre dirottatori ("I più violenti", secondo l'accusa) vengono fucilati dopo un processo sommario e senza garanzie.

di zonker [Enzo G. Baldoni] | 00:00 | commenti